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Tom Ballard: Nord del Cervino in invernale per la via Schmidt

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  • August 19, 2019
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Il 10 febbraio 2015 l’alpinista inglese Tom Ballard ha salito la via Schmidt sulla parete nord del Cervino in 2 ore 59 minuti. Dopo la Cima Grande di Lavaredo e il Pizzo Badile, questa salita è un altro nel suo progetto Starlight and Storm che prevede di salire le sei grandi pareti nord delle Alpi in solitaria, in inverno ed in un’unica stagione.

"Tom, tutto bene? Come stai?" Non avevamo più avuto notizie dall’inglese Tom Ballard da un paio di settimane ed eravamo curiosi, ma anche un po’ insospettiti dal silenzio. E per un paio di giorni non abbiamo ricevuto risposta… Poi, all’improvviso ieri sera, ecco la risposta: "Sto alla grande, sono tornato da poco dal Cervino!" Yes! Alla grande, perché per Tom tornare dal Cervino (o Matterhorn, in tedesco) vuole dire rientrare da un’altra magnifica e storica parete nord delle Alpi, da un’altra invernale e da un’altra solitaria. Vuol dire, soprattutto, un’altra esperienza importante. Ed un altro tassello per Starlight and Storm, il suo progetto di salire le sei grandi pareti nord delle Alpi. Dopo la via Comici – Dimai alla Cima Grande di Lavaredo e la Via Cassin alla parete Nord-Est del Pizzo Badile, eccoci quindi con la nord del Cervino e la via Schmidt. Una linea salita per la prima volta da Toni e Franz Schmidt nel 1931 e ora ripetuta da Ballard, in solitaria invernale, in sole 2 ore 59 minuti, da segnalare che per Ballard era la prima volta sulla via ma anche sul Cervino. Per la cronaca la prima invernale solitaria della Schmidt è stata realizzata da Tsuneo Hasegawa il 16 febbraio 1977, mentre il 13 gennaio 2009 l’alpinista svizzero Ueli Steck (grande specialista del Cervino) aveva completato il suo giro solitario invernale in 1 ora e 56 minuti. Ma sentiamo come ci ha raccontato la sua ultima avventura lo stesso Tom Ballard, prima di riprendere il viaggio per le altre 3 grandi pareti nord del suo "giro" invernale: Grandes Jorasses, Petit Dru, Eiger…

Tom, sappiamo che per te era la prima volta in assoluto sul Cervino…
Il Cervino è una montagna che ho sempre sognato di salire. L’Eiger è la mia montagna preferita, ma il Cervino è al secondo posto, non distante dal primo! Naturalmente fa parte del mio progetto invernale, ma per me significa molto di più. Quando sono in giro guardo sempre in su. Le montagne mi chiamano per nome, ma quale scegliere? Se si è a Zermatt o a Cervinia la questione è irrilevante, naturalmente è il Cervino!

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Come hai vissuto questa montagna prima di partire?
L’ho visto per la prima volta dalla macchina, andando verso Cervinia, mi ha tolto il fiato! Questo ‘grumo’ non è così impressionante dalla parte italiana, ma ciò nonostante, wow! Forse è per questo che gli svizzeri fanno pagare di più! Mentre facevamo gli zaini nel parcheggio il vento soffiava davvero forte. Stavamo pensando, "andare lassù, con vento a 90 chilometri all’ora. Ma è saggio?" Comunque abbiamo preso uno dei pochi impianti di risalita che erano aperti. Poi ci siamo presi il tempo per fare gli ultimi aggiustamenti… non avevamo gran voglia di uscire lì fuori!

Hai scelto la via Schmidt…
Sulla parete nord è la più logica, segue la linea di "debolezza" della parete. Mentre sali senti proprio come la via si evolve, in maniera naturale, ti apre la strada verso l’alto. Non ho mai dovuto pensare a dove stavo andando, la via mi portava chiaramente in cima…

Ci racconti meglio com’è andata? Sei stato piuttosto veloce, giusto?
Mentre andavo verso la base della parete mi sentivo già stanco. Passi pesanti. Allungavo il collo per intravedere la via. Ma da sotto la parete è troppo contorta per vedere dove si va. Ovviamente avevo tutte le solite preoccupazioni prima di una salita. Allenamento – forse ero ancora stanco da ieri? Il tempo – non c’era una nuvola in cielo, ma il vento…? Condizioni – buone, brutte, oppure sufficienti? C’era soltanto un modo per scoprirlo! Ma quando ho attraversato la terminale, tutte le mie preoccupazioni sono state ricacciate nel fondo della mia mente. Era come se fossi stato sparato da un cannone, boom, via! Su, su e su ancora… Mentre facevo quelle che probabilmenti erano i movimenti più difficili della via, passando da una lastra di ghiaccio ad un’altra, in una posizione incredibile, con 800 metri d’aria sotto i miei piedi, è passato un elicottero molto vicino, sentivo il risucchio del rotore. Il rumore era assordante, fortunatamente soffocava il mio fiume di imprecazioni! Sì, sono stato abbastanza veloce. 2 ore e 59 minuti! Hahaha. Compresa anche la pausa di 5 minuti per fare dei ‘selfies’!

Che materiale avevi con te?
Ho indossato un imbrago (a proposito, devo sostituirlo) e alcuni cordini da lasciare in parete se necessario. Una corda sottile da 50m (anche questa la devo sostituire!), un attrezzo per assicurarmi, piccozze e ramponi. Nel mio zaino avevo dei guanti di ricambio, vestiti caldi, la lampada frontale ed un mezzo litro di tè, che che ho bevuto avidamente in cima.

Hai accennato alle condizioni: che tipo di salita invernale è stata?
In parete non c’era tanta neve, ci ha pensato il vento a prendersene cura così tutta la neve era da qualche parte, in Francia! Le condizioni erano piuttosto ‘sottili’ credo, ma prima non ero mai stato lì, quindi non saprei. Faceva piuttosto freddo, se mi fossi fermato mi sarei raffreddato molto rapidamente. Purtroppo, non c’era tempo per riposare.

Quanto ti è sembrato difficile il tutto?
Com’era rispetto al Badile e alle Tre Cime? Per me molto più facile. Mi piace salire in questo modo, piccozza e ramponi, senza corde, senza tante storie. Basta salire. In termini di difficoltà, attorno a M4+/5.

Qual è stata la cosa imperdibile di questa salita, quella che ti ha soddisfatto di più?
Il freddo "croccante". Il ‘cigolio’ soddisfacente del metallo che penetra la neve.

Facci capire qualcosa di più sul rischio. Come ti comporti quando sei da solo?
Non importa se sei a 10 metri da terra o a 1000. Il risultato di un errore o della sfortuna sarebbe il medesimo. L’arrampicata è un po’ come il rugby, devi mettere in campo il tuo corpo. O tutto, o niente. Attraverso i rischi maggiori ci sono anche le ricompense più grandi. Tutto quello che c’è tra me e l’abisso sono quattro punti metallici!

In quelle tre ore, hai pensato solo alla salita o sei riuscito anche a pensare ad altro?
No, solo alla salita, arrivare in cima… ero racchiuso in una bolla. Solo io e la montagna, in intimità.

Sei stato da solo in parete, ma sulla montagna sei andato con degli amici. Ci parli brevemente del tuo supporto logistico
Ero accompagnato da due amici (non sulla parete nord). Ruggero che guidava la macchina, era lì per documentare la salita. E Mario, che aiutava Ruggero e portava tutto il cibo! Il primo giorno siamo partiti alle 6 del mattino da Pera di Fassa per Cervinia. Il pomeriggio abbiamo lottato contro il vento e abbiamo attraversato il Colle del Teodulo. Annibale non era niente rispetto a noi tre! Eravamo tutti stanchi, faceva freddo, il vento soffiava forte. Abbiamo bivaccato ai piedi della parete est. La mattina successiva siamo saliti fino alla cresta dell’ Hörnli. Io sono salito fino alla capanna Solvay, e anche sopra, ma il vento era troppo forte, dovevo conservare l’energia per l’obiettivo principale. Eppure, sarebbe stato bello salire il Cervino due volte in due giorni! Così sono sceso alla mia tenda per mangiare, bere e riscaldarmi nel sacco a pelo. Nel frattempo, Ruggero e Mario stavano combattendo contro il vento e l’arrivo del buio. Più tardi hanno finalmente raggiunto la relativa sicurezza della capanna Solvay. Io ho continuato a dormire… Ho lasciato la mia tenda un po’ dopo le 07:00 ed ero in vetta alle ore 11! Sono sceso lungo la cresta per raggiungere la capanna Solvay, dove ho raggiunto i "ragazzi". E il cibo e i liquidi di cui avevo molto bisogno. Ci siamo legati e siamo scesi insieme, abbiamo bivaccato di nuovo ai piedi della parete est. La mattina successiva ci siamo diretti verso le piste e la civiltà. Abbiamo preso la funivia per il Piccolo Cervino. Mi aspettavo che i biglietti fossero rivistiti in oro, o che almeno ci fosse una prima colazione gratis, visto il prezzo! Poi ci siamo goduti la meravigliosa discesa con gli sci fino a Cervinia. Grandi sorrisi! Un finale fantastico per un grande mini avventura! L’arrampicata in solitaria è un lavoro di squadra!

Cosa significa per te pensare ad una salita – prima, durante e dopo?
Prima: solo preoccupazioni. L’ansia governa ogni giorno. Dopo: le preoccupazioni per la prossima!

Esatto, adesso ne hai fatte 3, mancano le altre 3. Come vivi questa cosa?
Vivo ogni giorno come arriva. Il tempo detta quello che faccio. Non il contrario. Sono completamente nelle mani di madre Natura, sarà gentile con me? E il bicchiere: è mezzo vuoto, o mezzo pieno?

Tom Ballard ringrazia: Calze GM Sport, Dolomitland, Virna Pierobon Projects e S.C.A.R.P.A.


21/01/2014 – Tom Ballard, Cima Grande di Lavaredo e Pizzo Badile in inverno per il progetto Starlight and Storm

L’alpinista inglese Tom Ballard, nell’ambito del suo progetto Starlight and Storm che prevede di salire le sei grandi pareti nord delle Alpi in inverno, in questi giorni ha salito la via Comici – Dimai alla Cima Grande di Lavaredo in Dolomiti e la Via Cassin alla parete Nord-Est del Pizzo Badile.


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